Bibliotecaria, Master in Lettere. Socia della Società Bibliografica Toscana. Ricercatrice del progetto in Italia.

Neruda Illustrato

20 Poemas de Amor y una canción desesperada

Attilio Rossi, nato nel 1909 ad Albairate e scomparso nel 1994 a Milano, ha attraversato il secolo XX con un’’esperienza pittorica che ha spaziato dall’arte astratta all’iperrealismo, fino a collocarsi sulla frontiera della figurazione più avanzata, tenendo conto delle più importanti sperimentazioni dell’arte contemporanea.
Ebbe un profondo rapporto con la cultura ispanica e latino- americana durante il suo lungo soggiorno in Argentina (1935- 1950) dove fu prima direttore artistico della Casa Editrice Espasa Calpe e poi, nel 1938, fondatore insieme a Guillermo De Torre, Francisco Romero e Gonzalo Losada della Casa Editrice Losada, di cui ha realizzato il logo.
Ha illustrato anche numerosi libri e ha disegnato numerose copertine dei volumi di cui ha curato la pubblicazione.
Nel corso di questo intenso lavoro editoriale, Attilio Rossi stringerà rapporti di collaborazione e di amicizia con numerosi intellettuali spagnoli e altrettanto solidi furono i suoi rapporti con la cultura sudamericana. Tra i suoi amici proprio Pablo Neruda, di cui illustrò i 20 Poemas de amor y una cancion desesperada.

Buenos Aires, Pleamar, 1948
Milano, Franco Sciardelli, 2004

Poesie di Neruda

Poesie di Neruda Traduzione di Quasimodo Illustrazioni di Guttuso, Torino, Einaudi, 1952

Un pittore e un poeta, sublimi interpreti della medesima abilità: incidere sui cuori affamati di bellezza; sottrarli all’apatia trascinandoli nella tempesta del sentimento; guarirli dalla solitudine connettendoli ai segreti del mondo. Uno con la rapidità e l’esplosività di una pennellata; l’altro con il suadente sospiro della parola. Un’affinità elettiva e necessaria: a rivelare, con la stessa disperata malinconia, le verità e le cicatrici della storia, i suoi vuoti e le sue colpe. Vissero, i due, quasi delle vite parallele, benché con uno svolgimento del tutto opposto: il siciliano conobbe durante la giovinezza le atrocità dell’Italia mussoliniana, alle quali si oppose attivamente attraverso le sue prime prove artistiche; il cileno nel 1973, in età piuttosto avanzata, ebbe giusto il tempo di assistere all’ascesa dittatoriale di Pinochet prima di perdere la vita appena una decina di giorni dopo. Nel mezzo, l’incontro che li avrebbe perennemente consacrati come compagni di lotta.

Già nel 1952 nell’edizione delle Poesie di Neruda che la casa editrice Einaudi curò affidandone la traduzione alla altrettanto raffinata penna di Salvatore Quasimodo, il testo venne corredato dalle splendide illustrazioni di Guttuso, a china e carboncino rigorosamente in bianco e nero per rappresentare l’urgenza espressiva e al contempo il dolore crudo della realtà tanto nelle poesie quanto nei disegni. È piuttosto plausibile pensare che i due avessero avuto modo di venire in contatto presso i circoli culturali europei più importanti dell’epoca e di stringere dunque un profondo legame d’amicizia. A conferma di questa tesi, un curioso e significativo episodio avvenuto proprio nel 1956: Guttuso sposò la sua amata musa e compagna Mimise e per l’occasione Neruda non soltanto dedicò loro una poesia, ma partecipò perfino come testimone di nozze.

A conferma del loro sodalizio l’evidenza che proprio Guttuso fu tra quelli che fin da subito sospettarono della falsità della versione ufficiale diramata dal regime – secondo cui Neruda avrebbe perso la vita a causa di un tumore – tanto che si affrettò a spedire all’amico un disegno realizzato su cartoncino, nel quale Neruda, la cui posa richiama il Marat dipinto da David, pur in fin di vita, stringe un’ultima volta con la mano destra la sua inseparabile penna, arma pacifica di liberazione e simbolo universale del rifiuto di ogni oppressione. Nella sinistra, un foglio recita una scritta eloquente: “Nixon Frei Pinochet” che lo stesso Neruda aveva accusato nella sua ultima poesia, I satrapi. In calce al cartoncino – da cui poi è stata tratta un’incisione custodita a Santiago del Cile e descritta da Salvatore Settis in un articolo apparso su IlSole24Ore nel 2013 – un semplice ma commovente commiato: «A Pablo, Renato».1

1 https://www.sicilianpost.it/il-mistero-della-morte-di-neruda-svelato-da-unopera-di-guttuso/

Neruda, “personaggio letterario”

Alcuni romanzi di più o meno recente pubblicazione prendono spunto da episodi della vita di Neruda ed egli ne diventa quindi il protagonista.
Il primo e più famoso è senza ombra di dubbio Ardiente Paciencia, di Antonio Skármeta pubblicato nel 1986, più conosciuto nei paesi latino-americani con il titolo El cartero de Neruda – da cui il titolo in lingua italiana – tradotto in più di venti lingue. Il racconto inizia nel 1969 nel piccolo villaggio di pescatori a Isla Negra, vicino alle coste del Cile per concludersi quattro anni dopo, nel 1973, anno del golpe cileno di Augusto Pinochet e della morte del poeta.

È la storia di un’amicizia molto particolare in un momento ancor più particolare della storia del Cile. È un libro sulla poesia, dolce e amaro al tempo stesso, talora pittoresco in alcune descrizioni, a tratti malinconico senza però risultare triste, ricco nella sua semplicità. La parte iniziale narra dell’amicizia genuina tra due uomini molti distanti tra loro per cultura ed estrazione sociale che costruiscono un rapporto sincero, basato su dialoghi, consigli e profonde conversazioni. A far da cornice, una natura selvaggia ed incontaminata, che l’autore descrive con superba maestria, e il rumore dell’oceano, tanto poetico quanto i versi di Neruda. Man mano che la storia evolve si fa sempre più incalzante e predominante il momento storico La narrazione cambia, si passa da descrizioni e situazioni vivaci, a tratti persino divertenti, ai toni più seri caratteristici di una realtà politica convulsa, con la vittoria di Salvador Allende e i cambiamenti prima ammantati di speranza, poi circondati da tensioni e furiose polemiche e infine drammatici che il nuovo scenario cileno porterà. Ed è infatti con le ultime pagine, strettamente collegate all’evolversi del periodo storico, e soprattutto con l’epilogo, che l’autore ci permette di intuire la portata degli eventi.1

La prima traduzione italiana, di Andrea Donati, fu pubblicata da Garzanti nel 1989.

Al romanzo è ispirato il film del 1994 Il postino, con un’ambientazione caprese invece che cilena, che rappresentò anche l’ultima interpretazione di Massimo Troisi.

1 https://www.mangialibri.com/libri/il-postino-di-neruda

Ediciones del Norte, 1985
Garzanti, 1989

Skármeta-Neruda. La magia in azione. L’autore del Postino di Neruda racconta un grande della letteratura contemporanea e presenta un’antologia delle sue opere, traduzione di Roberta Bovaia, Guanda , 2006

Antonio Skármeta è solo un ragazzo quando conosce Pablo Neruda. Con la curiosità e l’emozione di chi incontra un poeta venerato, gli porta i suoi primi versi pubblicati; con la spavalderia della giovinezza usa le sue liriche per fare colpo sulle compagne di scuola; con l’affinità che nasce da una geografia comune lo comprende a fondo e, dopo la sua morte, gli rende omaggio con un libro che diverrà un film di successo. A distanza di anni Skármeta scava nei ricordi e il poeta è ancora lì, vitale, importante, indimenticabile. Neruda e le sue muse, le donne che ha amato, così diverse tra loro: entusiaste, sensuali, misteriose, sfuggenti; Neruda e le sue case, meravigliose e tuttora vive testimonianze di un uomo che ha amato, viaggiato, vissuto; Neruda e lo spirito democratico con cui si rapportava alla gente, disponibile con i semplici, tagliente con i tronfi. Momenti irripetibili condivisi con lui, come la serata passata con Mario Vargas Llosa e Juan Rulfo, che si esprimeva con i suoi silenzi. Momenti toccanti, come il ricordo di Massimo Troisi che entra in una libreria, sfoglia Il postino di Neruda, lo compra, lo legge tutto in una sera e lo propone al produttore. Ma questo libro è anche una illuminante antologia, una scelta di poesie che toccano i grandi temi di Neruda, una raccolta delle liriche che più hanno influenzato le scelte dello scrittore Skármeta e dell’uomo Skármeta, a partire da Autunno, composta forse qualche mese prima del golpe cileno e poco prima di morire: «Io torno al mare avvolto dal cielo». Fino alle eterne e più celebri poesie d’amore.

Lasciandosi guidare dai versi del maestro, Skármeta propone un itinerario poetico e critico in cui sono le poesie stesse a suggerirgli ricordi e riflessioni, spunti che illuminano la vita e l’opera di Neruda, aneddoti di un’amicizia intensa e di una grande passione civile, culminata con la morte di Salvador Allende e la fine di un’illusione politica.

Seix Barral, 2004
Guanda, 2006


Ruggero Cappuccio
La prima luce di Neruda
Milano, Feltrinelli, 2016

Il romanzo racconta dell’espulsione dall’Italia di Pablo Neruda e della sua partenza dalla stazione di Roma salutato, tra gli altri, da Alberto Moravia, Carlo Levi e Renato Guttuso. Vent’anni dopo, in Cile, altri militari, quelli di Pinochet, dopo il golpe, bussano alla porta del poeta per minacciarne la libertà. Due stagioni della vita del poeta cileno: quella della passione, della speranza in un mondo in trasformazione, quella del buio, della violenza, della morte. Due stagioni raccontate in prima persona dalla voce del poeta e dalla voce di Matilde, due esistenze che raccontano la forza della vita e la grandezza dello stare al mondo, l’incanto civile della parola contro i poteri che la vorrebbero ottusa o distorta. Ruggero Cappuccio si insinua nella fisicità e nel mistero dei suoi personaggi per rovesciarne come un guanto la grazia e infiammarne la vitalissima esemplarità della memoria.


Paolo Manzi
Incontro con Neruda: un emigrante
Gaeta, Ali Ribelli , 2019

Un viaggio compiuto attraverso le strade del mondo e le strade dell’anima, passeggiando tra i versi di Neruda, compagno di un itinerario indimenticabile. La poesia del grande poeta è il “treno” che consente al protagonista di raggiungere la propria anima, di rimettersi in contatto con la parte più intima di sé, per approdare al reale cambiamento, alla vera metamorfosi. Quella del protagonista diviene così la migrazione per eccellenza, perché fautrice e generatrice di un rinnovamento interiore dal quale nascerà un uomo nuovo, capace di liberarsi dai fantasmi del passato senza più rinnegare le proprie radici.


Andrea De Simone – Tonino Scala
Pablo Neruda, la cipolla e le lacrime del compagno Alicata
Milano, StreetLib, 2020

Una sfida culinaria a base di cipolle tra Pablo Neruda e il dirigente comunista Mario Alicata, che all’epoca dell’esilio a Capri del grande poeta cileno, era colui che nel partito comunista italiano teneva i rapporti con gli intellettuali. Entrambi vengono da territori in cui la cipolla è regina in cucina, e si sfidano nell’isola regina del golfo di Napoli dove anche un duro esilio per ragioni politiche si trasforma in ispirazione poetica e voglia di vivere. Un romanzo che ripercorre, attraverso una sfida tra pietanze, un mondo che non c’è più di cui si è perduta la memoria. Gli autori, in una sinfonia di sapori descritta con grande mestiere, trasformano in un sapore immaginato un mondo, muovendosi nella vita e nei sentimenti di due comunisti di un tempo che fu. Un modo per condividere gustosi piatti semplici e salutari e per trovare una ricetta che ridia senso a una lotta di liberazione.


Neruda “uomo tra gli uomini”

Giuseppe Bellini
Viaggio al cuore di Neruda
Firenze, Passigli, 2004

Giuseppe Bellini è stato il fondatore dello studio della letteratura ispano-americana in Italia, nonché traduttore e curatore di moltissime delle opere di Neruda.
Il saggio ripercorre l’intera vicenda del grande poeta cileno, insistendo in particolare sulle due anime di Neruda, quella “epica”, che ne ha fatto il più popolare rappresentante in poesia delle rivendicazioni dei popoli oppressi, e quella più “intima” che ha prodotto indimenticabili raccolte. Bellini ne coglie l’aspetto di continua e strenua tensione, esistenziale e poetica, tra sponde opposte: tradizione e rinnovamento, sogno e realtà, umorismo e disperazione, memoria e novità, amore e morte. Così egli stesso descrive il suo scritto:

“Per questo, dopo i tanti anni da me dedicati allo studio dell’opera nerudiana, ho pensato di sottrarre all’oblio e, soprattutto, di organizzare in un percorso cronologico-tematico, i saggi e gli interventi critici che rappresentano la mia interpretazione partecipe di una produzione che, per vastità ed importanza, non ha forse davvero eguali nella poesia del Novecento. L’opera di Neruda ha attraversato l’intero secolo scorso, implicandosi, o, come si dice oggi, ‘contaminandosi’, in tutti gli avvenimenti, spesso tragici, che ne hanno caratterizzato lo svolgimento; è poesia epica non meno che lirica, politica non meno che amorosa, ma, soprattutto, è una poesia che ha nell’uomo, nelle sue ansie, come nei suoi bisogni, nelle sue illusioni come nelle sue realizzazioni, la preoccupazione centrale; l’uomo che è un essere «più vasto del mare e delle sue isole» e in cui bisogna lasciarsi cadere «come in un pozzo», per uscire «con un mazzo di acqua segreta e di verità sommerse».
Questa è la profondità del messaggio del grande poeta cileno, come io ho cercato di seguirlo nel mio Viaggio al cuore di Neruda; un viaggio nelle sue regioni segrete, per trovare quell’uomo «chiaro e confuso», «piovoso e allegro», come si è lui stesso definito, che nella sua opera ha rispecchiato tutta un’epoca, grandiosa e meschina, contraddittoria e tragica, un momento indimenticabile dell’avventura umana sulla terra.
Amori, sogni, utopie hanno fatto sì che, durante tutta la seconda metà del XX secolo, la poesia nerudiana captasse, indipendentemente dagli orientamenti politici, la sensibilità di infiniti lettori. Agli albori del nuovo millennio sono convinto che la poesia di Neruda ci stia ancora parlando.”

Per l’importanza che Giuseppe Bellini riveste nello studio della letteratura ispano-americana la Fundación Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes gli ha dedicato una ricca sezione sul portale Figuras del hispanismo offrendo la possibilità di accedere ad un’ampia selezione di materiali critici dello studioso italiano sui rapporti culturali tra l’Italia, la Penisola iberica e il Nuovo Mondo.


Nicola Bottiglieri
Le case di Neruda
Milano, Mursia, 2004

Pablo Neruda ha lasciato oltre alla sua straordinaria produzione poetica, anche un’opera bizzarra e affascinante scritta con oggetti, legno, cemento e chiodi, una vera e propria “poesia immobiliare” da comprendere partendo dalla relazione fra casa e scrittura: vedendole nella realtà si capiscono le poesie sulle case, costruite ed arredate con i ritmi e le immagini dei suoi versi. Quattro sono in Cile, costruite da lui stesso, arredate utilizzando materiale di riporto raccolto nei luoghi più disparati del mondo, e una in Francia, in Normandia, nel paesino di Condé-sur-Iton, un’antica stalla-mulino della quale però si sono perdute le tracce. Le sue stravaganti case a forma di nave, gremite di oggetti rari e bizzarri raccolti in ogni angolo del mondo, tra un esilio ed un viaggio come ambasciatore del suo Paese, sono meta di incessanti pellegrinaggi da ogni continente:la Chascona

scarmigliata, nel cuore di Santiago, la solare Sebastiana che domina la baia di Valparaíso, l’eremo acquattato fra gli scogli di Isla Negra, con la sua amata collezione di estatuas de prua dallo sguardo lontano, dove il poeta morì. Sono luoghi pieni di ricordi e storie divenute oggi veri e propri musei che custodiscono tutti gli oggetti raccolti nel corso dei suoi viaggi all’estero, a tema marino.

Poi ci sono le dimore in cui visse in affitto, sparse per il mondo: la casa de Las Flores a Madrid durante la guerra civile, la casa di Michoacán a Città del Messico, quella dell’isola di Ceylon, abitata agli inizi degli anni ‘30, che lo aspettò tutta una vita e nella quale tornò 40 anni dopo per scoprire che presto l’avrebbero demolita; casa che lo aveva aspettato tanti anni, che aveva guidato i suoi passi perché la venisse a salutare prima della fine e alla quale dedicò un commosso omaggio, La casa perduta.

Dopo la morte del poeta il film Il postino ha creato il mito di un’altra casa. Neruda risiedette a Capri nella prima metà del 1952, nella casetta di Arturo Cerio, prestatagli dall’’illustre storico e naturalista Erwin Cerio; il film vuole rievocare proprio quel soggiorno felice, ma per esigenze cinematografiche le scene della casa furono girate a Salina, nelle Eolie. Oggi i turisti visitano la casa del set di Salina, credendo che sia la vera casa di Neruda, ignorando che egli abbia vissuto a Capri nel 1952, dove scrisse Los Versos del capitan e gran parte di Las uvas y el viento, in particolare la settima sezione “La patria del racimo” interamente dedicata all’Italia.1

1 https://www.ruta40.it/letteratura/nicola-bottiglieri-case-pablo-neruda.php


Luis Sepúlveda, Renzo Sicco
Il funerale di Neruda-El funeral de Neruda
Torino, Claudiana, 2013

Pablo Neruda moriva a soli dodici giorni dal golpe cileno in cui fu assassinato il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. Questo libro, magistralmente e poeticamente scritto da Luis Sépulveda e Renzo Sicco, ripercorre quei tragici dodici giorni. Si tratta di un testo teatrale già rappresentato in vari paesi e, in particolare, presso la casa di Neruda a Isla Negra: in seguito a tale rappresentazione il suo ex segretario ha sollevato la questione della reale causa di morte. Il funerale di Neruda rappresenta poeticamente gli ultimissimi momenti della vita dello scrittore, nel mezzo di arresti e torture di amici e compagni, la sua morte e il suo funerale, diventato un momento di protesta collettiva contro Pinochet e i militari: l’ultima manifestazione libera per molti anni a venire.


Josè Goñi
Pablo e Matilde. I giorni dell’esilio
Roma, Nova Delphi Libri, 2018

Sull’esilio di Neruda a Capri ci sono diverse testimonianze in libri politici, racconti e saggi di critici letterari. Ne scrive Teresa Cirillo in Neruda a Capri (edizioni La Conchiglia); ci sono ampi cenni nel libro Lessico sentimentale.

Quella volta che Neruda… di Gioia Ramaglia Ricci; ma il libro che inserisce i sei mesi trascorsi a Capri nel più ampio ragionamento sull’influenza che gli anni dell’esilio di Neruda in Italia e in Europa hanno avuto nella sua opera letteraria è quello del politico e diplomatico cileno Josè Goñi. Nel 1949 Pablo Neruda, deputato comunista, è costretto a fuggire dal Cile. Inizia per lui un periodo di esilio che lo porterà infine a Capri, al fianco della cantante Matilde Urrutia. Il poeta dedicò liriche appassionate alla donna amata e all’isola che li accolse, riunendole in due splendide raccolte: Las uvas y el viento e la mitica Los versos del capitán, uscita in forma anonima a Napoli nel 1952 grazie alla sottoscrizione degli esponenti più in vista dell’intellighenzia italiana. Da Renato Guttuso a Luchino Visconti, da Carlo Levi a Giulio Einaudi, senza dimenticare Elsa Morante, Palmiro Togliatti, Giorgio Napolitano, Antonello Trombadori. Quarantaquattro sottoscrittori per quarantaquattro copie numerate di un libro che Neruda riconobbe come proprio solo dieci anni più tardi. Dopo lunghe ricerche José Goñi ripercorre con dovizia le tappe della permanenza dell’artista cileno in Italia, delineando il contesto politico e culturale irripetibile che lo vide protagonista e restituendoci la figura di un poeta civile completamente immerso nel proprio tempo.


Gabriele Morelli,
Neruda
Roma, Salerno Editrice, 2019

Il libro ricostruisce le tappe esistenziali e le opere di Neruda, a partire dalle raccolte giovanili Crepusculario e Veinte poemas de amor… e racconta gli incontri con Borges, lo scrittore Guillermo de Torre e il poeta César Vallejo nel viaggio verso Oriente, dove Pablo soggiorna come console, mentre nascono le prime liriche di Residencia en la tierra che inaugurano una nuova scrittura. Quindi descrive la stagione di Neruda a Madrid, accolto con successo da García Lorca e i rappresentanti della Generazione del ‘27 e la maturazione politica del poeta a favore dell’impegno sociale e della Repubblica durante il corso della guerra civile spagnola, che ispira il libro España en el corazón. Negli anni ‘50, inseguito da un ordine di cattura del Presidente González Videla, Neruda raggiunge Parigi, quindi l’’Italia e l’isola di Capri, dove vive il romanzo d’amore con Matilde Urrutia. Il capitolo finale, dopo la scoperta dei crimini di Stalin e l’adesione all’utopia socialista di Salvador Allende, racconta l’ultimo amore segreto del poeta, descrive il libro inedito Álbum de Isla Negra, ricostruisce i giorni della morte e la leggenda del suo possibile avvelenamento.


Roberto Ippolito,
Delitto Neruda. Il poeta premio Nobel ucciso dal golpe di Pinochet
Milano, Chiarelettere, 2020

Cile, 11 settembre 1973, l’instaurazione della dittatura militare di Pinochet, la fine di un sogno. Le case di Pablo Neruda devastate, i suoi libri incendiati nei falò per le strade. Ovunque terrore e morte. Anche la poesia è considerata sovversiva. A dodici giorni dal golpe che depone l’amico Allende, il premio Nobel per la letteratura 1971, il poeta dell’amore e dell’impegno civile, amato nel mondo intero, muore nella Clinica Santa Maria di Santiago. La stessa in cui, anni dopo, morirà avvelenato anche l’ex presidente Frei Montalva, oppositore del regime. Il decesso di Neruda avviene alla vigilia della sua partenza per il Messico, ufficialmente per un cancro alla prostata. Ma la cartella clinica è scomparsa, manca l’autopsia, il certificato di morte è sicuramente falso.

Ippolito ha raccolto le prove sostenibili, gli indizi e il movente della fine non naturale di Neruda, sulla scorta dell’inchiesta giudiziaria volta ad accertare l’ipotesi di omicidio, e per questo contrastata in ogni modo da nostalgici e negazionisti. Per la sua drammatica ricostruzione, l’autore si è avvalso di una vasta documentazione proveniente dalle fonti più disparate: archivi, perizie scientifiche, testimonianze, giornali cartacei e online, radio, televisioni, blog, libri, in Cile, Spagna, Brasile, Messico, Perù, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia. Il libro è scritto con il rigore dell’’inchiesta e lo stile di un thriller. Protagonista, una figura simbolo della lotta per la libertà, non solo in Cile, vittima al pari di Garcia Lorca, suo grande amico e illustre poeta, ucciso dal regime franchista.


Pablo Neruda nel cinema italiano

Film franco-italiano “Il Postino” (1994), basato nel romanzo Il Postino di Neruda, dello scrittore cileno Antonio Skármeta. Direzione: Michael Radford. Protagonisti: Philippe Noiret, Massimo Troisi e María Grazia Cucinotta.

Neruda lettore

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